ANALISI DEL DOTT. CAPOZZA SUL LIBRO RACCONTI IN PUNTA DI CRAVATTA

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13 giugno 2014 di vincenzosardiello

Un momento della serata

il dott. Vincenzo Capozza, l’assessore Chiara Saracino, la presidente della Consulta delle donne Teresan Mastrangelo e l’autore Vincenzo Sardiello

Pubblico, a seguire, la recensione del dott. Vincenzo Capozza sul libro “Racconti in punta di cravatta” presentata nella splendida cornice di Palazzo Ducale ad Erchie lo scorso 11 giugno. Un sentito ringraziamento per quella serata alla Consulta delle donne di Erchie, all’Assessorato alle Pari Opportunità, al sindaco, ai musicisti, agli attori e alle attrici ed ovviamente al relatore.

Per ciascuno di noi la dimensione esistenziale ha caratteristiche uniche ed irripetibili, che dipendono  essenzialmente dal proprio bagaglio genico, su cui le esperienze agiscono e modificano, determinando un’entità ineguagliabile, che si forma via via che il proprio percorso esistenziale si sviluppa.

Tale percorso si arricchisce sempre più di nuovi elementi, determinati dall’interazione tra gli individui, con inevitabili riadattamenti, disadattamenti, difficoltà, disagio. La conseguenza è rappresentata da strategie, finalizzate al superamento, alla difesa, al riscatto.  L’imprevedibilità delle interazioni è fonte di ulteriori problematiche, che costringono l’individuo a mettersi in gioco continuamente, a volte con dinamiche inaspettate ed anche drammatiche; il bagaglio a sua disposizione è il segreto del successo e quindi del benessere. Il successo non rappresenta un’esperienza negativa, ma il raggiungimento del proprio obiettivo, cioè la liberazione del sé ed il superamento di tutti i conflitti che costellano il nostro mondo interiore.

La realtà sociale è dunque un continuo realizzarsi di incontri, scontri, fallimenti, successi, tragedie, modificazioni, trasformazioni temporali, che vedono situazioni in apparenza statiche capovolgersi in un attimo, favorevolmente o drammaticamente; talora è sufficiente un nonnulla per modificare il corso di un’esperienza, determinandone l’esito.

Impossibile fotografare tale realtà, poiché in continuo divenire e per le caratteristiche singolari determinate dall’apporto degli individui che ne fanno parte; purtuttavia leggendo il libro si ha la sensazione che l’impossibile si realizzi, come se, di fronte ad un’opera d’arte, ci si sentisse immersi in una realtà complessa e travolgente,  spettatori partecipi di un insieme che interagisce con patos e genuinità.

Il quadro rappresenta la vita, nei suoi innumerevoli aspetti e nelle sue varie modalità di estrinsecazioni che emozionano, inducendo il lettore a consapevolizzare tutto ciò che magari già conosce, ma a cui finora non ha mai dato dato significato.

La vita che spesso conduce l’individuo all’estrema decisione, il riscatto finale fatto di autoannullamento e di vittoria della morte, è la stessa vita che consente di capire, di rigenerarsi, di trovare una via per quel successo che sembrava un’utopia.

È la sofferenza a chiave di tutto, attraverso un significato che questa esperienza dolorosa porta dentro di sé e solo facendo proprio questo significato è possibile uscire dalla banalità, dalla superficialità e dall’ipocrisia; la corruzione viene smascherata e la nascita di un nuovo sé diviene possibile.

L’attenzione che l’autore pone sugli aspetti più devastanti dell’esistenza umana è a volte maniacale, quasi a non voler lasciare scampo al lettore, immerso inesorabilmente in un contesto fatto di solitudine, fallimenti, infelicità; ma il coinvolgimento è liberatorio, perché proprio attraverso la partecipazione e la sofferenza che egli trova una propria dimensione, nuova e rigenerata, liberata dalle brutture, dalle corruzioni, dalla distorsione dei valori, dalla superficialità e dall’ipocrisia.

Il coraggio dell’autore si trasforma in lezione di vita, in capacità di dare un termine giusto alle cose, smascherando tutto ciò che c’è da smascherare, simbolizzando adeguatamente ogni elemento del nostro contesto esistenziale, risucchiando il lettore in situazioni sovente paradossali ma che egli già conosce, costringendolo al riconoscimento ed alla consapevolizzazione.

In questo annaspare in un mondo mostruoso ed imploso è possibile scorgere la linea di salvezza, la bellezza, il candore della scoperta di un amore anacronistico ma senza tempo, il vero valore del rapporto umano, l’importanza di valori come l’onestà e la lealtà, la valorizzazione del sé ed infine il ridimensionare stereotipi condizionanti ed alienanti.

La crudeltà rappresentativa dell’autore ci fa penetrare nell’animo e nell’intimità di persone comuni, rendendoci partecipi di situazioni ed esperienze toccanti, dove l’interazione diventa arricchimento culturale ed esistenziale, la banalità viene abolita ed è inevitabile l’immedesimazione.

In questo mondo imploso il comune denominatore è l’amore, in tutte le sue modalità espressive, ma soprattutto nella sua massima incapacità di realizzazione; sembra che proprio l’elemento più importante dell’esistenza umana rappresenti la maggiore difficoltà per l’individuo, e soprattutto per chi, come lo psicoterapeuta, rappresenta un punto di riferimento per chi, devastato dal fallimento sentimentale, vede la soppressione del sé come soluzione definitiva alla sua angoscia.

Eppure attraverso la consapevolizzazione del proprio fallimento lo psicoterapeuta riscatta l’esistenza, ritrova il sé, consente la salvezza, riscatta il genere umano  dal suo disastro.

La morte è la naturale contrapposizione all’amore: essa genera distruzione, mentre l’amore produce vita; eppure questi due pilastri coesistono e si sposano in un connubio vincente, fondendosi ed integrandosi in una dinamicità a volte paradossale.

La morte interagisce con le scelte dell’essere umano, con una competizione avvincente ed un braccio di ferro che è risolutivo ed espressivo; la sua energia fatale consente la vittoria sul male ed il riscatto da errori e fallimenti. L’angoscia che ne deriva non è banale e scontata; l’apparente vittoria della morte rappresenta una sconfitta del superficiale, la valorizzazione delle emozioni vere ed autentiche, la vittoria dell’elemento più importante dell’esistenza umana, pilastro invincibile ed inesauribile, che a mio avviso è la musa ispiratrice di tutto il lavoro, l’amore. –
dott. Vincenzo Capozza

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