AGATHOS…IN SINTESI

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17 marzo 2016 di vincenzosardiello

Foto di Pamela Bralia

Foto di Pamela Bralia

A seguire la recensione della mostra Agathos… in Sintesi presentata mercoledì 16 marzo a Palazzo Panciatichi di Firenze. All’inaugurazione hanno preso parte il Presidente del Consiglio Regionale della Toscana Eugenio Giani, il consigliere regionale Stefano Scaramelli, Agathos, Pamela Fatighenti ed il curatore Vincenzo Sardiello.

 

LO SPAZIALISMO TRANSGEOMETRICO DI AGATHOS
di Vincenzo Sardiello

Quali sono le radici che s’afferrano, quali i rami che crescono
Da queste macerie di pietra? Figlio dell’uomo,
Tu non puoi dire, né immaginare, perché conosci soltanto
Un cumulo d’immagini infrante, dove batte il sole
(T.S. Eliot La terra desolata)

Il XXI secolo sta sottolineando la crisi del sistema valoriale, economico e sociale costruito faticosamente al costo di milioni di vite umane durante il Novecento. Gli artisti, gli scrittori, i filosofi, gli uomini di cultura e persino gli economisti sono stati travolti dalla perdita di ogni certezza e verità e stanno cercando faticosamente di costruire delle narrazioni credibili che siano in grado di raccontare il nostro tempo.

Tra gli artisti che vivono questa complessità e fragilità come sfida e non come condanna, spicca Carlo Franzoso, in arte Agathos, che, grazie alla sua duplice veste di matematico e artista, ha costruito un lessico originale, con una narrazione innovativa incentrata sul metodo e capace di tracciare la realtà dalle fondamenta. L’artista e scienziato Carlo Franzoso, da pensatore eretico, con la sua produzione artistica vuole costruire un ponte che ha lo scopo di oggettivare la relatività del pensiero ponendo al centro della sua azione artistica lo spettatore che diviene elemento essenziale dell’opera d’arte. Il cuore dell’arte di Agathos è la transgeometria che è frutto di un lavoro scientifico che parte da complessi modelli matematici che incontrano la pittura nelle componenti essenziali delle linee e del colore.

Il primo presupposto di questo affascinante percorso si trova nell’accettazione, tutt’altro che scontata per uno scienziato, dei limiti del sistema matematico che, reggendosi su principi indimostrabili, necessita di una fede cieca che, nel corso del secolo scorso, si è dimostrata a volte malriposta generando contraddizioni e cortocircuiti logici.

Per superare queste difficoltà Agathos guarda a un sistema logico che ammette la compresenza di elementi tra loro di significato opposto senza cadere in contraddizione. La soluzione a cui approda è la logica fuzzy che sostituisce il principio di verità con quello di adeguatezza e permette di attribuire a ciascuna proposizione un grado di verità compreso tra 0 e 1 cancellando, di fatto, dal lessico dello scienziato e dell’artista il concetto di verità.

La matematica rappresenta solo una componente della transgeometria che, come si può facilmente dedurre dal nome, si spinge anche oltre la geometria classica e lo fa guardando alla scienza del XX secolo che ha rivoluzionato i concetti di spazio e tempo.

Con l’avvento delle teorie einsteniane sulla relatività lo spazio si trasforma in qualcosa di molle che viene deformato dalla presenza di una massa e si scopre, all’improvviso, l’inadeguatezza della geometria euclidea per descrivere l’universo. Si rivela molto utile una geometria differente che riesce a descrivere le superfici di spazi curvi di tre dimensioni o più. È la geometria ellittica che nasce dalla negazione del quinto postulato di Euclide.

Altre certezze vengono demolite dai fisici pionieri della meccanica quantistica che giungono a costruire una rappresentazione del mondo basata sul comportamento degli elementi fisici su scala atomica e subatomica. Dai loro studi si giunge all’elaborazione di tre principi che sono concettualmente assolutamente rivoluzionari: 1) le informazioni contenute in qualsiasi sistema sono sempre finite e limitate; 2) la situazione di un sistema non è data esclusivamente dalla storia che l’ha prodotto; 3) la conoscibilità di un sistema è data nella misura delle sue relazioni. La portata di queste tre intuizioni ha un impatto formidabile non solo sulla scienza ma anche sul nostro approccio al mondo conoscitivo. Si ha la consapevolezza che la realtà può essere conosciuta solo su base probabilistica.

La straordinaria considerazione che possiamo trarre da tutto questo è che, in fondo, noi non viviamo l’universo per come ci viene descritto dalla fisica e dalla matematica, ma compiamo le nostre esistenze trasportati dai sensi e dalle relazioni umane. Quello che non viviamo direttamente, tuttavia, è la realtà nelle sue componenti costitutive.

Di fronte a quest’apparente contraddizione, che tuttavia tiene in equilibrio le nostre vite, che altrimenti sarebbero assolutamente prive di senso, si inserisce la transgeometria che rappresenta lo sforzo estremo di umanizzazione di principi e concetti altrimenti assolutamente fuori portata.

La transgeometria si sviluppa in uno spazio a cinque dimensioni che, oltre a lunghezza, larghezza, profondità e spazio-tempo, ha una quinta coordinata, di tipo qualitativo, legata alle proprietà cromatiche. Tale coordinata si muove nel range [0,1] e assume valore “0” se il punto ha il colore bianco assoluto, valore “1” se ha il colore nero assoluto. Il valore della quinta coordinata, in altre parole, rappresenta la colorazione di un punto e rappresenta la sua ‘individuazione’, la sua unicità.

A questo punto gioca un ruolo chiave lo spettatore perché il colore è legato ad una percezione che, essendo mediata dai sensi, non è identica per ogni individuo che, con il suo punto di vista contribuirà alla rielaborazione dell’opera.

Agathos ha un bagaglio artistico consolidato nelle esperienze dei grandi maestri del Novecento ed in particolare Mondrian, Kandinskij e Fontana. Il suo sforzo di andare oltre lo conduce a rappresentare la realtà negli elementi essenziali, frazionando il mondo in campi di forza che rappresentano le leggi base della natura dove domina il principio dell’equilibrio.

La creazione del linguaggio transgeometrico, in particolare, prosegue il viaggio inaugurato dallo spazialismo, e va oltre, perché non ha bisogno di lacerare la tela per trovare altro rispetto alla bidimensionalità, così come ha fatto Lucio Fontana, ma è costruttore di nuove dimensioni.

Lo sforzo è notevole ed è teso a costruire un nuovo paradigma interpretativo che schiaccia tutte le certezze e tutte le verità.

Lo spazialismo transgeometrico si basa su una semiologia complessa, che mescola astrattismo e arte concreta, e designa un universo in cui le leggi fisiche e matematiche vengono applicate in una descrizione puntuale ed irriverente del mondo di cui lo spettatore scopre all’improvviso di non conoscere nulla e che disvela la realtà nella sua complessità rendendo chi osserva scienziato o, forse, artista.

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