E SE RIPARTISSIMO DALLA TEORIA?

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7 marzo 2018 di vincenzosardiello

In questi giorni di elaborazione del lutto per la debacle elettorale della sinistra si affollano nella mente di tanti di noi foschi presagi. Non che la sinistra, o quello che tradizionalmente definiamo con questo termine, fosse incarnata nel Pd renziano o da LeU, ma ormai sembra definitivamente persa la strada di casa. L’Italia non è sola in questo grande senso di smarrimento. Anche a livello europeo non c’è più spazio per la socialdemocrazia e la sinistra in generale. La domanda sorge spontanea: perché?

Dal cinque marzo stanno provando a rispondere a questo quesito leader, giornalisti, intellettuali e tuttologi buoni per ogni occasione. Al centro della discussione rimane però sempre quel principio pragmatico che tanto male ha fatto a sinistra. Renzi e il Pd, non sono una anomalia italiana, il nostro Paese non è in grado da tempo di fornire qualcosa di originale, sia in termini politici che di idee. Renzi è figlio dell’Agenda 2010 di Gerhard Schroeder, della politica scellerata di Tony Blair e dell’allegro naufragio di Hollande.

Si potrebbe obiettare facilmente che i leader citati con il loro lavoro hanno tirato fuori dalle secche i propri Paesi. Certo, ma a quale prezzo? E soprattutto a danno di chi? Sembra difficile da credersi ma a pagare dazio sono stati soprattutto coloro che da quei leader dovevano aspettarsi protezione.

L’immagine che ci viene fornita della nostra società è quella di un contratto pacificato tra tutte le parti in gioco che devono collaborare per raggiungere la crescita, questo mito contemporaneo che assomiglia molto ad un ircocervo. La narrazione non regge. C’è sempre, e continuerà ad esserci, chi specula e chi viene sfruttato. Parlare di sfruttamento oggi assume delle connotazioni diverse rispetto al passato. Nella società dei consumi sfruttare non vuol dire isolare, mettere in un angolo per un tozzo di pane. No, sfruttare vuol dire dare l’illusione dell’uguaglianza, della possibilità di possedere a piccole rate, di partecipare e addirittura di poter cambiare la realtà in cui si vive.

Tutto questo è stato un capolavoro di realismo al quale la sinistra ha reagito adeguandosi. Una volta lo scopo della sinistra era quello di cambiare il mondo verso forme utopistiche, oggi il mondo ha cambiato la sinistra. E’ stato più volte celebrato il funerale delle ideologie. Peccato, però, che non sia possibile il mondo senza una idea su di esso. Il problema è che non esiste più una pluralità di orizzonti possibili. Tutte le forze politiche in campo, non solo in Italia sia ben chiaro, sono prese più dal narcisismo delle piccole differenze che da una voglia concreta di cambiamento.

Il male comincia proprio qui, dalla mancanza di teoria e di weltanschauung. Per quanto ancora potrà reggere il neoliberismo che, nella sua forma originaria, spalancò le porte all’avvento delle grandi dittature?

E’ arrivato il momento di scrivere una nuova pagina della storia delle idee e di cominciare ad alzare lo sguardo ben oltre i limiti che ci impone il mercato ed il mito della crescita. Rielaborare una teoria dei bisogni, educare alla felicità e non al consumo, in altre parole, riportare l’uomo al centro della politica sono le grandi sfide che abbiamo davanti. Forse non si tratterà più di sinistra ma di qualcosa di nuovo, diverso: un Umanesimo Sociale.

 

 

 

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