LA RUOTA DELLE MERAVIGLIE

Altro giro, altra corsa. La ruota delle meraviglie aspetta tutti per provare l’ebrezza della salita e della discesa nella vita, l’illusione della felicità e il sapore amaro della realtà.

Si potrebbe sintetizzare in questa maniera La ruota delle meraviglie, il nuovo film di Woody Allen che si avvale di un cast eccezionale che affianca a grandi attori come Kate Winslet e Jim Belushi, i sorprendenti Justin Timberlake e Juno Temple, la cui interpretazione non è valorizzata da un doppiaggio molto discutibile. Ma nel film c’è molto di più.

Nella storia ambientata negli anni ’50 a Coney Island c’è un condensato di tutta la tradizione teatrale americana che va da Tennessee Williams a Eugene O’Neil. Se per un verso questa scelta conferisce al film una straordinaria profondità ai personaggi, dall’altro causa una perdita costante di ritmo cinematografico che causa vistosi cali di attenzione negli spettatori.

Un esperimento non completamente riuscito, quindi, che rende l’opera perfetta per una trasposizione teatrale con i bellissimi monologhi che al cinema risultano indigesti e che invece su un palcoscenico otterrebbero la loro piena valorizzazione.

Ginny, la protagonista assoluta del film, è la sorella ideale della Blance Dubois di Un Tram che si chiama desiderio, sospesa tra alcolismo, sogni di gloria e spinta sensualità, così come Humpty è il fratello più grande dello Stanley Kowalski della stessa commedia con la sua rudezza e anche nell’abbigliamento che cita la meravigliosa interpretazione di Marlon Brando. Mentre Caroline sembra essere figlia di Lavinia Mennon del Lutto si addice a Elettra con un ineluttabile destino che pesa sulla sua testa.

Non possiamo sapere se Paola Quattrini, la più grande interprete italiana di Blance Dubois, abbia avuto modo di vedere La ruota delle meraviglie, ma sarebbe interessante conoscere la sua opinione.

I temi sviluppati dai grandi drammaturghi americani e in questo film da Woody Allen sono quelli che da sempre affliggono la natura dell’uomo contemporaneo sospeso tra il fato e la volontà di cambiamento. Nessuno sembra essere in grado di salvarsi da solo e mentre stai per affogare, non a caso Mickey Rubin fa il bagnino, non ti sarà sufficiente l’aiuto di qualcuno per salvarti.

La parabola amara di Ginny e Humpty costretti a vivere una esistenza totalmente estranea alle proprie aspettative è la tragedia che sconvolge la quasi totalità degli spettatori che non riescono a provare empatia per nessuno dei personaggi disegnati dall’abile penna di Allen.

Un film da vedere, apprezzando la straordinaria fotografia di Vittorio Storaro, ma soprattutto da ascoltare.

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