CANTO DI NATALE OGGI

Ci sono personaggi del mondo della letteratura che sono diventati delle vere e proprie icone che incarnano nell’immaginario collettivo figure da emulare o condannare.

Nelle narrazioni contemporanee, che indagano senza moralismi universi cupi e negativi privi di eroi e antieroi, la figura di Ebenezer Scrooge, nato dalla fantasia di Charles Dickens nel 1843, ricopre un posto particolare che sembra non conoscere il declino del tempo.

Certamente le numerose trasposizioni cinematografiche, fumettistiche e in forma di cartone animato, hanno contribuito a mantenere intatto lo spirito del racconto e del personaggio di Canto di Natale. Ma oggi noi a quale Scrooge assomigliamo? A quello avido e cattivo di prima della visita dei tre spiriti o al nuovo Scrooge che cambia radicalmente il corso della sua vita? In altre parole, con che occhi leggiamo, per i pochi che ancora oggi lo fanno, quella storia ambientata più di 150 anni fa?

Si badi bene che non ci stiamo interrogando sulle letture intertemporali e proiettive dei classici, ma stiamo parlando proprio di come il lettore del XXI secolo può recepire il messaggio del racconto. Canto di Natale è un libro con una linea narrativa molto chiara finalizzata alla riscoperta della bellezza dell’umanità e dell’empatia verso il prossimo.

Messaggi nobilissimi, la cui bellezza è universalmente riconosciuta, ma che ai nostri occhi di oggi appaiono come quasi utopici. La condanna dello Scrooge di ieri, cattivo, avaro e privo di ogni forma di rispetto verso il prossimo, e l’approvazione per il nuovo Scrooge, solidale, generoso e aperto verso l’altro, rappresentano un cammino chiaro del racconto che raggiunge con efficacia chiunque si avvicini al testo.

Il lettore di ieri e di oggi, o se vogliamo usare il brutto termine di target, ha ovviamente sempre le sembianze dello Scrooge iniziale – nel 1843 l’alta borghesia che sfruttava, oggi l’aspirante borghese che idealmente si avvicina a quell’alta borghesia pur non avendone le possibilità materiali – con lo scopo che al termine della lettura si compia una sorta di conversione umanistica.

Oggi, in piena bufera narcisistica e neoliberista, lasciamo il Canto di Natale in mano ai più piccoli traducendo quel libro dall’alto valore simbolico e dal messaggio positivo come favola in cui rifugiarsi nel periodo natalizio.

Sembra quasi una deposizioni di armi, accettiamo con passività che la scoperta del prossimo, della solidarietà e dell’empatia, siano soltanto una storiella da raccontare ai bambini.

Lo Scrooge che è in ognuno di noi continua a dominare nella sua natura autentica e non sarà certamente lo spirito del Natale di ieri, oggi e domani, che riuscirà a cambiarlo. Così il Natale anziché esaltare i valori positivi e umani diventa solo l’ennesimo strumento per ribadire la pochezza del nostro presente narcisistico, consumistico e superficiale.

Buon Natale.

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