LIBERI DI SCEGLIERE LA LUNGHEZZA DELLA NOSTRA CATENA

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19 agosto 2017 di vincenzosardiello

Francisco Goya, Il sonno della ragione genera mostri, 1797

Coccolati dalle onde del mare o al fresco su una vetta di montagna in questi drammatici giorni abbiamo fatto la sconvolgente scoperta che il mondo va avanti, non chiude per ferie. Ed il mondo degli uomini oggi non offre il meglio di sé tra terrorismo, minacce di guerra nucleare e tanta violenza ingiustificata. Nulla di preoccupante però, tutto questo è incluso nel pacchetto di libertà che pensiamo di aver scelto, meglio noto come stile di vita neoliberista.

Non è una provocazione, ma la semplice deduzione logica di tutto quello che accade intorno a noi, dalle azioni alle reazioni. Non è un caso se ad ogni attacco terroristico si risponde con un superficiale “non cambieremo il nostro modo di vivere”. Il problema centrale sta proprio tutto lì, nel nostro stile di vita, che nel tardo neoliberismo si traduce nel consumo più sfrenato e nella possibilità di acquisto a buon mercato.

Tutto ciò che costituisce la nostra quotidianità è strutturato sul principio del consumo, persino il corpo, la mente, le idee e i nostri gesti, sono strumenti finalizzati ad una idea fissa di consumo diversificato in base alle fasce d’età. Se nella prima infanzia il consumo di subisce tramite terza persona, i genitori, che riempiono le stanze dei bambini di centinaia di giochi, con il passare degli anni l’oggetto si sposta sempre più sull’individuo che oscilla tra la voglia di uniformarsi ed una presunta unicità, in realtà irraggiungibile nel mondo standardizzato. Per fortuna ci sono i social che iniettano prepotentemente luoghi comuni e indicibili amenità che non fanno altro che rafforzare una immagine di sé molto distante dalla serialità in cui siamo inseriti.

La fascia d’età più interessante è senza dubbio quella giovanile, quella che dovrebbe avere in sé il germe del cambiamento e che invece cerca di dimostrare la propria differenza utilizzando come merce di consumo esclusiva il proprio corpo. L’uso di droghe, le nottate in discoteca, le folli corse automobilistiche, la ricerca spasmodica del piacere, sono perfettamente funzionali alla logica dello stile di vita neoliberista. Guai a farlo notare però, si rischia di essere additati come pericolosi bolscevichi, o molto più semplicemente come comunisti “puri”.

Allora andiamo avanti così, costruiamo nemici, fomentiamo odio, esportiamo democrazia neoliberista, esultiamo per la crescita del PIL (senza capirne bene il significato), torniamo a parlare e a promuovere la purezza della razza e piangiamo vittime che però sono gli effetti collaterali del nostro stile di vita, proprio quello che non vogliamo mettere in discussione.

Come si esce da questa spirale di odio e di sonno della ragione? Cercando di capire innanzitutto in cosa consiste realmente lo stile di vita di cui ci facciamo paladini e di cui siamo probabilmente vittime inconsapevoli da un lato e aguzzini, altrettanto inconsapevoli, dall’altro.

Siamo vittime nella misura in cui non percepiamo come il sistema si regga semplicemente perché l’oggetto ed il soggetto del consumo è l’individuo che opera scelte tutt’altro che razionali, con buona pace degli economisti classici, e che fa di sé stesso merce venduta a prezzi di saldo oppure, vedi i social network, senza alcun costo.

Diventiamo aguzzini quando per difendere tutto questo non vediamo le ingiustizie e le vittime delle guerre che scoppiano in giro per il mondo per il possesso delle risorse necessarie per poter permettere al mercato di mantenere un’offerta ricchissima e, di fronte alle reazioni dei popoli e ai flussi migratori, pretendiamo chiusura di frontiere e altre oscenità del genere.

La politica, svuotata di slanci ideali di alcun tipo, non è in grado di offrire scenari alterativi capaci di dare una spinta al cambiamento. Del resto anche questo rientra alla perfezione nel disegno della non alternativa al neoliberismo. Cambiare sì, ma senza stravolgere. Così ci troviamo immersi in una realtà con sempre minori servizi e di pessima qualità ed in cui si fa sempre più forte l’idea del privato come soluzione ottimale. Il prezzo di tutto questo lo paga la collettività che però, drogata dallo stile di vita da non cambiare, vede il male provenire esclusivamente dall’esterno, da fantomatici nemici e nei migranti. Si riaffacciano così, forti come non mai, le idee razziste.

A fare da contorno a tutto questo c’è l’eclissi della cultura con una iperspecializzazione della conoscenza che non riesce ad incidere e a contribuire in alcun modo nel dibattito pubblico. Proprio qui si è consumato il capolavoro del neoliberismo che ha colonizzato l’unica arma capace di costruire uno scenario diverso, trasformandola in un oggetto di consumo.

Ma noi, in fondo, abbiamo la libertà e poco importa se è solo questione di lunghezza di catena.

Intanto il pianeta ci presenta il conto.

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