181K – CULTURA MIGRANTE

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16 marzo 2017 di vincenzosardiello

18k - Cultura Migrante

Luigi Lerna – 181k – Cultura Migrante – 30×60 cm – TM su tavola – 2017

non so più chi sono e che faccio,
 e ho paura di accorgermi che i miei occhi hanno troppo lusingato la mia mente
o fato mostra il tuo potere. Noi non apparteniamo a noi stessi.
sia pur quel che deve essere.
(William Shakespeare – La dodicesima notte)

 

Luigi Lerna è un artista maturo che, con il suo stile inconfondibile, sottolinea il profondo senso di inadeguatezza che vivono gli uomini nel presente. Con i suoi colori sfarzosi, che in alcune opere raggiungono tonalità accecanti, ha sviluppato una narrazione che vede sullo sfondo un paesaggio desertico, in cui domina una natura brulla con rocce aguzze e minacciose, a cui si contrappone un soggetto in primo piano che sembra voler distrarre lo spettatore dalla desolazione in cui è immerso.

La fuga, l’evasione e l’inganno diventano il centro del racconto di questi personaggi che assumono fattezze antropomorfe con chiari riferimenti al mondo animale, alla mitologia, alla storia e alle nostre radici culturali. Tutto questo diventa un pretesto per raccontare gli uomini, la società e le idee del contemporaneo per sottolinearne le contraddizioni e le fragilità che fanno di noi tutti degli insoddisfatti cronici incapaci di afferrare la bellezza che ci circonda.

Così, il Diluvio Universale e l’Arca di Noè, creano lo spunto per raccontare il naufragio della speranza e l’immobilismo che ci inchioda alle nostre responsabilità. L’arca di “181k – Cultura migrante”, ancorata con forza ad un macigno, non può cominciare alcun folle volo, e ogni sforzo che si produce per l’inizio del viaggio si tramuta solo in una nuvola di fumo che impedisce al sole di abbracciare gli abitanti dell’imbarcazione. La desolazione, da cui tanto si voleva fuggire, torna protagonista e invade ogni singolo angolo della nave.

I sogni degli abitanti dell’imbarcazione si concretizzano in una valigia stesa ad asciugare in cui abitano i ricordi e le delusioni di una vita. Non resta che aspettare, sperando che la zavorra delle abitudini e dell’incapacità di pensare in modo differente lascino spiccare il volo verso una meta nuova costruendo solo così un nuovo mondo.

E la ricerca del mondo nuovo è quella che fanno ogni anno migliaia di uomini e donne in fuga dalla guerra e dalla miseria che guardano a quella che noi percepiamo come desolazione come all’unica possibilità di vita differente.

Sono stati 181 mila i migranti morti nel 2016 mentre cercavano di raggiungere l’occidente sviluppato e sono tutti presenti nella pancia di quest’arca. Noi però siamo troppo presi dal pensare alla nostra disperazione per poter comprendere quella degli altri e, così, quel macigno che ci tiene ancorati cresce sempre di più sino a quando non ci farà definitivamente sprofondare.

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