LA VITA POSSIBILE

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30 settembre 2016 di vincenzosardiello

53444Ci sono molti modi possibili per poter raccontare la violenza, la solitudine e l’emarginazione che attanagliano la nostra società. Ivano De Matteo per il suo ultimo film “La vita possibile” ha fatto la scelta coraggiosa di entrare in punta di piedi, senza alcun intento moralistico o didascalico.

“La vita possibile” è un film complesso con un ottimo cast, Margherita Buy e Valeria Golino su tutti, ed un sorprendente Andrea Pittorino nei panni dell’innocente bambino che si trova a gestire una situazione fuori dalla sua comprensione. Al centro della scena ci sono una madre non più giovanissima, Margherita Buy, ed il figlio tredicenne, Andrea Pittorino, in fuga da Roma dopo l’ennesima violenza subita dalla donna da parte del padre del bambino.

La fuga avrebbe potuto prestare il fianco alla nascita di un racconto di formazione e di crescita reciproca per madre e figlio, ma non era questa l’intenzione del regista. La scena subisce semplicemente una traslazione in un nuovo luogo, la splendida Torino, dove ad accogliere i due fuggiaschi ci saranno una talentuosa ma stralunata attrice, interpretata da Valeria Golino, ed un ristoratore francese (Bruno Todeschini) con un passato da calciatore e un dramma mai superato.

La fuga verso l’esterno assume ora i contorni di un viaggio all’interno di se stessi. Tutti i protagonisti, nella loro corazza fatta di solitudine, sono costretti a fare i conti con la propria coscienza e le proprie responsabilità e tutti trovano nella protezione dell’altro una ragione per andare avanti.

La madre si impegna a trovare un lavoro e la stabilità per il figlio, l’amica vede nei suoi due ospiti la concretezza che manca nella sua vita e per proteggerli mette in discussione le proprie certezze, il ristoratore percepisce la vulnerabilità di madre e figlio e si mette in prima fila per tutelarli. Rimane il bambino che, solo, senza alcuna fiducia negli adulti e frustrato dalla incapacità di difendere la madre, proietta su una giovanissima prostituta (Caterina Shulha) tutte le sua attenzioni.

E’ un film che non racconta l’amore, ma semplicemente la vita di chi ormai non crede più nei sentimenti. I protagonisti vogliono trovare una dimensione adeguata nel mondo, ma scoprono che da soli non possono riuscirci.

E si ritorna alla solitudine, tema che percorre l’intero film, e che assume i contorni della formalità giuridica quando vengono sottolineate le assurdità della legge che non tutela realmente i deboli.

Alla fine, però, dal fallimento dei grandi può nascere la speranza dei più piccoli. E forse quella nebbia che ha accolto i fuggiaschi a Torino potrà diradarsi dalle loro esistenze.

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