AMERICAN PASTORAL

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7 novembre 2016 di vincenzosardiello

imagesLe trasposizioni cinematografiche di grandi successi letterari sono sempre un azzardo che espongono gli autori a critiche e a recensioni negative. È opportuno partire da questa premessa per raccontare “American Pastoral”, l’esordio alla regia di Ewan McGregor.

Il romanzo di Roth, capolavoro indiscutibile del secondo ‘900, è un libro con una struttura narrativa e una ricchezza di sfumature tali da rendere impossibile una traduzione cinematografica integrale. John Romano, lo sceneggiatore del film, deve essersene reso conto immediatamente e per questo ha operato delle scelte testuali discutibili, ma che lasciano intatto il senso dell’opera originale. La lineare regia di Ewan McGregor ha fatto il resto, mettendo ordine ad una vicenda che è tutt’altro che lineare.

Sullo schermo ha preso così vita la storia dello Svedese e della sua famiglia alle prese con una figlia balbuziente e ribelle, che crescendo diventa una terrorista, e la quotidianità in un ambiente provinciale Repubblicano che fa da cornice alle vicende familiari con un crescendo di tensione e di pressione che diventa sempre più soffocante sino a schiacciare il povero padre di famiglia.

È vero, si tratta di una riduzione in cui mancano gli aspetti salienti che rendono questo racconto un affresco della decadenza della società americana, ma gli autori hanno scelto di concentrare il loro obiettivo sull’aspetto privatissimo del rapporto di un padre con la figlia e la conseguente frantumazione dell’universo familiare.

Ottimo il cast, con un McGregor sopra gli scudi e le eccellenti interpretazioni di Dakota Fanning e Jennifer Connelly.

Pastorale Americana è un racconto sulla purezza, quella del suo protagonista Seymour Levov che dal successo si ritrova improvvisamente a stringere tra le mani il nulla, e sulla necessità di combattere in solitudine la propria guerra anche quando si sa di aver perso in partenza.

Il mondo intorno allo Svedese, nome con cui la comunità ebraica aveva ribattezzato il giovane campione sportivo Seymour Levov, crolla ma lui resta sempre fedele a sé stesso apparendo allo sguardo dello spettatore e del lettore come un ostinato e cocciuto sognatore che si rifiuta di aprire gli occhi davanti alla realtà.

Ma forse non siamo anche noi così, non sta proprio in questo la distruzione del sogno americano?

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