IL DILEMMA DEI 4 PRIGIONIERI

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28 giugno 2015 di vincenzosardiello

Flag_of_Greece.svgUno spettro si aggira nel cuore dell’Europa.

Uno spettro che, in queste ore difficili, può determinare il futuro assetto del vecchio continente e modificare gli equilibri mondiali.

In questi minuti giornali, siti web, ed ogni altro organo di informazione ci sta raccontando la vicenda greca come la contrapposizione di due forze: da una parte l’Europa, che detiene potere economico e che impone – in cambio di nuovo debito – misure di austerità; dall’altra la Grecia, la Cenerentola d’Europa che, dopo aver già sostenuto sacrifici lacrime e sangue, si mostra riluttante a nuove vessazioni.

Lo schema, che ad una prima analisi appare ben delineato, contiene livelli di complessità non sufficientemente analizzati. Innanzitutto gli attori in campo non sono 2 ma 4 – oltre all’Europa e alla Grecia ci sono anche gli Stati Uniti e la Russia – ed in secondo luogo sulle conseguenze di tale vicende per il futuro della democrazia.

Il governo greco, guidato dal giovane Tzipras, vede al timone del dicastero economico Yanis Varoufakis, un importante studioso di processi economici che sta conducendo le trattative –  in realtà impossibili perchè i rapporti di potere sono eccessivamente squilibrati – seguendo una spregiudicata applicazione della teoria dei giochi di John Nash.

Vista in questa ottica la questione greca, che molti analisti vogliono irrazionale, assume una luce differente e dimostra l’acume politico del governo ellenico.

Per renderla in maniera chiara possiamo così strutturarla: ci sono 4 soggetti che vengono incarcerati: l’Europa, la Grecia, gli Usa e la Russia. Uno di questi è stato colto in flagranza di reato, la Grecia, e sulla base della sua confessione può scagionare o condannare gli altri. L’autorità che controlla il tutto non è l’Europa, che nell’opinione pubblica è il supremo organo di controllo rappresentato da quella che sino a qualche tempo fa si chiamava Troika, ma il mondo della finanza e delle banche.

La Grecia ha, e non aveva come oggi sostengono i saggi, tre possibilità:

1. Confessare la propria colpevolezza, che corrisponde ad accettare le condizioni imposte dalla Troika;
2. Non confessare, che implica il rifiuto delle condizioni;
3. Confessare in parte la propria colpevolezza, che vuol dire chiamare in causa gli altri prigionieri facendo saltare equilibri e intese tra gli altri prigionieri.

Varufakis e Tzipras per il momento hanno scelto di prendere tempo. Indire un referendum sull’accettazione o meno delle condizioni poste non ha lo scopo di ritornare alla democrazia, ma di sparigliare le carte in tavola. Tutto questo al solo fine di far entrare in contrasto gli altri attori in campo per ottimizzare la propria situazione.

Una uscita della Grecia dall’euro, visto il peso poco significativo del paese ellenico, non è una tragedia per l’Europa, ma lo diventa nel momento in cui l’asse greco si sposta verso la Russia. Atene potrebbe diventare la porta del Mediterraneo per Mosca che, in una fase storica segnata da una crescente militarizzazione e applicazione sistematica di sanzioni per la questione ucraina, potrebbe rappresentare una minaccia molto seria.

Dall’altra parte gli Usa, grandi protagonisti delle azioni anti Russia, dopo aver consolidato la propria egemonia in Europa non possono permettersi una situazione di questo tipo. In questo senso chiara la posizione di Obama che ha invitato i suoi partner europei a risolvere la questione greca.

La settimana che ci attende si preannuncia quindi come realmente decisiva per il futuro assetto non solo dell’Europa, ma dell’intero occidente.

Probabilmente in queste ore frenetiche si sta già studiando un nuovo accordo che determinerà un ribaltamento delle posizioni iniziali e la Grecia con il suo governo riuscirà a spuntarla.

Da qui speriamo nasca una nuova stagione per l’Europa e che si muovano i primi passi verso uno stemperamento delle posizioni verso la Russia.

L’alternativa potrebbe chiamarsi GUERRA.

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