YOUTH – LA GIOVINEZZA

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29 maggio 2015 di vincenzosardiello

La locandina del film

La locandina del film

Lo confesso: ho aspettato. Ho visto il film domenica scorsa in una sala semivuota. Ho aspettato perché ero curioso di leggere cosa avrebbero scritto i critici e gli appassionati di cinema. Ho fatto bene. Parte della critica non ha perso occasione, vuoi per accattivarsi un pubblico snob, vuoi per incapacità di relazionarsi con la complessità, di sparare a zero su questa opera.

Youth è un film complesso che racconta con intelligente leggerezza il peso della vita, un fardello che non si avverte da giovani, ma che diventa un macigno con il passare degli anni. E’ un’opera intima che immortala paure, rancori e gioie che, in età avanzata, vivono nella prospettiva del rimorso. Sorrentino narra tutto ciò non solo con la sceneggiatura, ma con un utilizzo poetico della macchina da presa. Nessuna inquadratura del film è banale, tutto è misurato in funzione del racconto. Esemplari i primi 7/8 minuti del film, quelli che precedono la comparsa dei titoli di testa: primissimo piano di una cantante su una pedana rotante e sullo sfondo delle figure comuni che lentamente vengono fuori dalla nebbia e assumono la fisionomia di esseri umani.

Non conosciamo nulla su quello che stiamo per vedere, ma già abbiamo ben chiaro un concetto: chi è al centro dell’attenzione lo è solo per un attimo, poi si perderà nella folla. Quello che resta è l’arte, l’emozione che ha saputo suscitare. Quando scenderà da quel palco se sarà capace di portare dentro di sé le emozioni vivrà una eterna giovinezza, in caso contrario la attende il declino.

Goffredo Fofi ha scritto sull’Internazionale che al film manca l’anima e, probabilmente, ha ragione perché quest’opera è anima. Il film è una sublimazione del concetto Manniano di acclimatamento proposto della “Montagna incantata” che non a caso ritorna nella scelta della location. Il personaggio magistralmente interpretato da Caine sembra aver trovato il suo equilibrio nella condizione di pensionato che non ha più nulla da chiedere al mondo, mentre il regista sembra un vulcano in eruzione che vuole a tutti i costi realizzare la sua ultima opera prima di ritirarsi dalle scene. La vita dimostrerà ad entrambi che sono degli inadeguati e che non si può vivere come isole.

Hans Castorp, il protagonista della Montagna incantata, al termine del romanzo viene perso di vista dal narratore e parte per la grande guerra dove, probabilmente, verrà ucciso, ma la sua guerra l’aveva vinta nel sanatorio scoprendo le ambivalenze dell’esistenza. Anche i personaggi di Sorrentino le scoprono e agiscono nei modi più inaspettati. Sono uomini e donne che passano dal rifiuto del mondo all’abbraccio dell’essere. Una considerazione a parte merita il mondo delle illusioni. Ogni uomo sogna di essere altro da se, di evolversi in qualcosa di nuovo. La scoperta dell’impossibilità che ciò avvenga in alcuni conduce alla disperazione, in altri all’evoluzione.

Le figure che emergono dal racconto: il regista, il direttore d’orchestra, la figlia incapace di costruire qualcosa da sola, il giovane e affascinante attore, l’ex calciatore obeso e malato, la pop star, il figlio idiota e viziato, il burbero istruttore di alpinismo, la giovane massaggiatrice, la prostituta accompagnata dalla mamma e senza alcun fascino, la coppia algida, miss Mondo e il medico, ci raccontano vite ferme. Istantanee di esistenze che tra conflitti e delusioni sono però portatori di emozioni. Nonostante tutto, nonostante gli anni, le malattie vere o presunte, come ad un certo punto afferma l’ex calciatore, pensano al futuro.

Un futuro che si percepisce come inafferrabile, ma che è lì. Sino a quando si penserà al futuro esisterà la giovinezza.

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