TEMPO DI VACANZE?

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13 agosto 2014 di vincenzosardiello

Giuseppe_Arcimboldo_-_Summer,_1573Ripropongo, rivisitandolo, un mio articolo pubblicato sullo Strillone del 10/25 agosto 2012.

Estate: tempo di svago, vacanza, distrazioni, tutto quello di cui si ha bisogno per riprendersi da mesi e mesi di duro lavoro. Ne siamo certi? 
Indubbiamente nel nostro immaginario il mese di agosto si traduce in una automobile con il portapacchi carico di abiti, che parte alla volta delle località di villeggiatura con moglie, figli ed in alcuni casi anche nonni.
Negli anni questa immagine, tipica di una strutturazione sociale molto incentrata sul concetto di famiglia, è andata via via sbiadendo, lasciando il posto ad immagini di pacchetti last minute o altre diavolerie del genere precotte e precompilate che lasciano ai viaggiatori solo il compito di preparare le proprie valigie, a tutto il resto ci pensa l’agenzia. Questa volta però non vogliamo parlare di chi parte, vogliamo soffermarci su chi resta, su tutti coloro che resistono alla canicola nelle nostre città per i motivi più disparati: scelta consapevole, lavoro, condizioni economiche, ecc. Cosa c’è per loro, cosa offrono le città svuotate? Innanzitutto il silenzio, soprattutto di giorno, la notte è dedicata alla movida tra schiamazzi giovanili e senili, un silenzio che abbraccia chi rimane con il tempo scandito dal canto dei grilli ed intervallato dal ronzio di una ostinata mosca. Oltre al silenzio, restano loro, le nostre città: i luoghi in cui viviamo, lo sfondo della nostra vita quotidiana in tutte le sue sfaccettature, con i luoghi a noi cari. Può essere un ottimo passatempo passeggiare per le vie dei centri storici invase dal sole, un’occasione unica per riprendere contatto con le proprie radici e la propria storia. Le nostre chiese, i nostri palazzi e tutti i monumenti sotto questa luce assumono una ulteriore austerità ed imponenza che celebra ancora di più la loro bellezza. Le città d’estate ci lasciano il loro volto più umano con tutte le loro paure e le proprie fragilità che sorprendono anche l’osservatore più attento. Questi luoghi svuotati dalla massa consentono un viaggio ulteriore, questa volta in assoluta libertà ed economicità, un viaggio dentro se stessi per riscoprirsi. Immersi nel silenzio si può scoprire, ad esempio, come possa essere superfluo il rumore e come possa essere superflua la ricerca dello stordimento come forma di divertimento. Camminando nelle città vuote si può scoprire che ritrovare se stessi e la propria dimensione possa essere molto meno difficile di quello che appare. Contemplando i monumenti ed i palazzi in pieno sole si può intuire il limite della propria percezione del mondo e la propria superficialità nei confronti del prossimo. In tutto questo splendore si può comprendere che la vita è bella, ma breve. Un attimo nel tempo cosmico ma che vale la pena di essere vissuta per quello che è e non per come vorremmo fosse. Le città d’estate sono una lezione che almeno per una volta deve essere ascoltata. Buone vacanze a tutti.

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