LE MANI DELLA MAFIA

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6 maggio 2014 di vincenzosardiello

9788861905573_le_mani_della_mafiaLe Mani della Mafia
di Maria Antonietta Calabrò
Chiarelettere, 2014

Il libro “Le Mani della Mafia” di Maria Antonietta Calabrò ha un pregio indiscutibile: cerca di fare chiarezza su pagine della storia del nostro Paese che sono tutt’altro che limpide.

Il volume in questa riedizione parte dalla cronaca contemporanea per fare un viaggio a ritroso nelle sforzo di ricomporre le tessere di un puzzle molto complicato, reso ancora più complesso dal peso dei personaggi in campo. In ordine di importanza, quanto meno per quella che è la superfice dei fatti narrati, il protagonista indiscusso è Roberto Calvi, il famoso banchiere di Dio.

La vita ed il successo di quest’uomo, che ha costruito in pochissimi anni un impero economico finanziario in grado di far impallidire qualsiasi self made man, restano in larga parte avvolti nel mistero nonostante gli sforzi della magistratura che negli ultimi anni ha riaperto il caso su di lui. Sta di fatto che, entrato in banca come semplice impiegato, nel volgere di pochissimi anni diventa uno degli uomini più potenti d’Italia ed il suo Banco Ambrosiano uno degli istituti ritenuti più solidi ed affidabili a livello internazionale.

Il successo di Calvi si incrocia però con storie di personaggi che molto poco pregio hanno dato all’Italia e qui i nomi diventano importanti: Michele Sindona, storico curatore degli affari della mafia ed in particolare di quella mafia che all’improvviso diventerà perdente nella sanguinosa guerra tra cosche che vedrà emergere i Corleonesi guidati da Riina; Licio Gelli, gran maestro venerabile della loggia P2 definita successivamente come la loggia deviata che racchiudeva al suo interno uomini di potere e d’affari che hanno segnato, e molto, la storia dell’Italia; Pippo Calò, che potremmo definire il vero e proprio braccio contabile della Mafia che ha finanziato le attività di Calvi e per finire lo IOR, l’Istituto per le Opere religiose, la cosiddetta banca del Vaticano, che, grazie al suo codice di segretezza nella gestione dei conti, ha contribuito alla colossale opera di riciclaggio di denaro sporco messa in piedi da Calvi.

Ma questi sono solo alcuni dei nomi importanti che hanno costruito il mito del Banco Ambrosiano, non si possono infatti non citare rapporti con componenti della Banda della Magliana, della Mafia americana, con estremisti di destra, terroristi, dittatori sudamericani, ecc.

In altre parole Calvi è stato il fulcro ed il centro di smistamento di un enorme potere che ad un certo punto inevitabilmente gli è sfuggito dalle mani e che ha pagato con la sua vita.

L’attività di Calvi ha avuto inizio con la creazione di un arcipelago di banche fittizie in diversi paradisi fiscali, questo grazie ai consigli di Sindona, con cui ha istituito una società, la Manic, che doveva costituire per entrambi un salvagente in un mare in tempesta. Ha poi rafforzato tutto grazie a Licio Gelli e alla P2, di cui farà parte anche egli stesso e che in qualche maniera gli ha consentito di rafforzare le protezioni.

Utilizzando questo arcipelago di società Calvi ha escogitato il sistema back to back che consentiva di riciclare un enorme quantità di denaro proveniente dai traffici internazionali della malavita organizzata e che veniva introdotto in questo vortice tramite lo Ior dove questi soldi venivano depositati. Messi in circolo tramite i gruppi controllati dall’Ambrosiano rientravano lindi e puliti nelle tasche della malavita organizzata.

Il sistema si inceppa quando la magistratura comincia ad interessarsi del banco e  vuole vedere i conti reali del banco ambrosiano.  Calvi commette a questo punto un errore decisivo che probabilmente smaschera il complicatissimo sistema. Si fa versare dalle banche controllate una enorme quantità di denaro sul banco ambrosiano per coprire i conti in rosso. Viene arrestato e, alcuni suoi soci in affari tra cui Gelli e Ortolani, fanno scomparire i soldi necessari all’acquisto del Corriere della Sera.

Calvi a questo punto aumenta le pressioni sullo Ior per ottenere maggiori garanzie economiche. Marcinkus non può rifiutarsi e Calvi riesce a mantenersi a galla, ma non durerà.

Nel giugno dell’82 ormai tutto sembra essere inevitabilmente destinato al fallimento, ma Calvi vuole giocarsi un’ultima carta. Per questo motivo abbandona in tutta fretta e di nascosto l’Italia e dopo un rocambolesco viaggio giunge in Inghilterra dove ad attenderlo non troverà dei nuovi investitori, ma la morte.

Il 17 giugno del 1982 Calvi viene trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra. La faccenda viene frettolosamente liquidata come suicidio, ma dopo anni di indagini viene definitivamente riconosciuta come omicidio.

Dopo la sua morte si polverizza definitivamente l’ambrosiano che chiude con un crac da 1600 miliardi di lire. Una parte del debito verrà pagato dallo Ior.

Gli strascichi si ripercuotono sino ai giorni nostri lasciando molti interrogativi e nebbie che probabilmente non verranno mai diradate. La tesi dell’autrice è che il banco ambrosiano sia stata una banca controllata interamente dalla mafia. In parte questa analisi dalle documentazioni sembra essere fondata, ma la presenza di personaggi come Gelli e le macabre sequenze dell’omicidio lasciano pensare che ci sia anche dell’altro e che la massoneria ed i tentacoli di uno stato deviato, incancrenito anche dai rapporti di stampo mafioso, abbiano scritto pagine importanti di questa vicenda.

Ad oggi non è stata ancora scritta la parola fine.

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