EPEPE

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7 ottobre 2015 di vincenzosardiello

67d20c9709f9087a090450a1cf108a2e_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyCi sono romanzi che, per forza narrativa, capacità di introspezione e profondità descrittiva, non possono assolutamente mancare dalla biblioteca degli amanti della letteratura del ‘900.

Uno di questi è certamente Epepe di Ferenc Karinthy, edito in Italia da Adelphi, che con una scrittura efficace riesce a trasportare il lettore nei tormenti e nei paradossi in cui è costretto a vivere il protagonista del romanzo.

Budai è un esperto di lingue, ne conosce a decine ed è capace agilmente di decifrarne altre, eppure, per uno strano caso del destino, si ritrova in una città sconosciuta dove si parla una lingua che non riesce in alcun modo a comprendere e dove non riesce a trovare nessuno che capisca la sua.

Comincia una partita complicatissima ed avvincente costellata di continui fallimenti comunicativi che trovano appiglio esclusivamente in Epepe, ma non siamo sicuri neanche che sia questo il suo vero nome, l’ascensorista dell’enorme albergo che imprigiona il povero Budai.

All’improvviso scompare l’orizzonte temporale dalla vita del protagonista. Gli unici appigli sono dettati dai piani di un enorme grattacelo in costruzione nelle vicinanze dell’hotel, dai turni di Epepe e dalla fattura della camera d’albergo.

Quando tutto sembra volgere verso un equilibrio arrivano eventi inaspettati che spiazzano Budai al punto da ritrovarsi senza un tetto sulla testa e senza la confortante presenza di Epepe.

Una riflessione sulla incomunicabilità del vivere contemporaneo e sulla assurdità delle metropoli che si trasformano in enormi gabbie disumane che costringono a tirare fuori gli istinti più primordiali.

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