LA LOTTA TRA EROS E AGAPE

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1 aprile 2015 di vincenzosardiello

Paul Gauguin - Il Cristo giallo - 1898

Paul Gauguin – Il Cristo giallo – 1898

Ripropongo a seguire l’elzeviro pubblicato sullo Strillone dell’aprile 2012. Una riflessione sul rapporto tra Eros e Agape nella nostra società contemporanea.

Ci siamo: Pasqua è alle porte. Ci si prepara come di consueto a pasti luculliani ed all’apertura di uova di cioccolata, non prima di aver fatto l’immancabile giro dei sepolcri ed aver visto la processione del Venerdì Santo.

Come tutti gli anni ci si ritrova proiettati in questa atmosfera di assoluto raccoglimento spirituale in maniera sempre più superficiale e senza la cognizione reale del messaggio sottostante alla Pasqua. È uno specchio perfetto della realtà in cui viviamo e che ci sta conducendo ad un allegro, quanto esilarante, “suicidio collettivo”.

Senza entrare nel merito dei riti, è un qualcosa che non ci compete, vogliamo soffermarci sulle implicazioni del grande messaggio e sul grande insegnamento lasciatoci da Gesù Cristo su quella croce: l’Agape.

Già il messaggio meraviglioso, quanto utopico, di “ama il prossimo tuo come te stesso” aveva aperto le porte ad una nuova concezione della vita, basata sul reciproco rispetto e sostegno nelle difficoltà. Sulla rinuncia del superfluo per l’essenziale della vita.

Questo messaggio viene amplificato ed arricchito ulteriormente con l’esempio, con il martirio in cambio della nuova alleanza tra l’uomo e Dio. Un sacrificio consapevole per la salvezza di tutti.

Portare in dono la propria vita terrena in cambio della cancellazione del “Peccato Originale” per stabilire una nuova alleanza tra l’uomo ed il divino. Un dono che quindi non chiede e non pretende nulla in cambio.

Questo messaggio che significato può assumere nella società contemporanea multirazziale, multietnica e stratificata secondo schematismi struturati sulla base del censo?

Assume il significato mortificante di utopia, una utopia bella ma svuotata di ogni crisma di fattibilità. Eppure, seguendo questo dettame probabilmente si supererebbero tutte le disuglianze sociali e si giungerebbe ad una “pace perpetua”.

La strada che ha deciso di seguire la società contemporanea è quella dell’Eros, che si pone agli antipodi dell’Agape. L’Eros anima l’uomo a ricercare il completamento di se stesso nell’oggetto terreno, nel senso di amore o di bene, una ricerca costante che spinge l’uomo ad una solitudine esistenziale tale da sopraffare l’altro pur di ottenere ciò per cui anela. Una volta esaurito questo desiderio, ne comparirà uno nuovo e così via sino alla fine dei suoi giorni.

Questa divaricazione tra la via del messaggio divino e quello della realtà laica ha portato alla nascita di una nuova religione che potremmo definire “narcisismo democratico” che ha acuito le differenze tra gli uomini, cancellato il concetto di comunità e costruito sul mito del capitale l’idea dell’ascesa e della volontà di affermazione sul prossimo. Eppure la maggioranza dei cittadini si professa cattolica ed in più in Italia abbiamo la Chiesa che ha un importante ruolo sociale.

È proprio grazie a questa allegra superficialità di cui si parlava in premessa che è stato possibile nascondere ed eclissare un messaggio dalla portata assolutamente rivoluzionaria come quello del dare senza ricevere nulla. Anche la Chiesa, in alcune sue parti, ha abbandonato l’Agape preferendogli l’Eros. Siamo umani e, si sa, l’errore è sempre in agguato, ma costruire una società su concetti così labili e superficiali con ogni probabilità non ci condurrà che davanti ad un precipizio.

Questo grande messaggio lasciatoci in eredità da Cristo è universale. Parla tanto ai fedeli, quanto, se non in particolare, ai laici. Non si può pensare al futuro se prima non si costruisce un nuovo soggetto formato su dettami universali. La natura umana, di cui tanto si discute, è fluida; non è qualcosa di statico ed immodificabile. Per avere un domani migliore dobbiamo ripartire dai grandi insegnamenti del passato e dissociarci dalla logica del semplice consumismo.

Ricostruiamo le nostre comunità e cominciamo ad applicare le leggi che tutti diciamo di apprezzare e condividere per una sorta di “politically correct”, non volgiamo lo sguardo altrove se qualcuno ci tende la mano e cominciamo a fare delle rinunce. Non si tratta di lasciare l’indispensabile, ma il superfluo. Forse la crisi in questo ci può aiutare.

Scriveva Seneca: «Ci è stata data un vita abbastanza lunga e per il compimento di cose grandissime, se venisse spesa tutta bene; ma quando si perde tra il lusso e la trascuratezza, quando non la si spende per nessuna cosa utile, quando infine ci costringe la necessità suprema, ci accorgiamo che essa è gia passata.» 

E’ un ritratto impietoso di quello che eravamo e stiamo diventando. Se vogliamo riprenderci le nostre esistenze dobbiamo impadronirci nuovamente delle nostre radici culturali, altrimenti la Pasqua ed il martirio di quell’Uomo resteranno soltanto una occasione per fare una passeggiata, per pranzare in compagnia ed aprire un uovo di cioccolata la cui sorpresa sarà un uomo sempre più solo e sempre più narcisista.

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