IL PARINI OVVERO DELLA GLORIA – PARTE I

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16 marzo 2015 di vincenzosardiello

Fernand Legèr- La lettura - 1924

Fernand Legèr- La lettura – 1924

Tredicesimo appuntamento con le Operette Morali di Giacomo Leopardi. Oggetto della nostra analisi è “Il Parini ovvero della gloria”. E’ sicuramente l’operetta più corposa, suddivisa in dodici capitoli, prende le mosse dalla figura del Parini che si rivolge ad un allievo per metterlo in guardia sui pericoli che si nascondono dietro alla gloria, per parlare in lungo e in largo di letteratura, poesia e lettori senza fronzoli e con una analisi che in alcuni punti rasenta il cinismo puro.

“Potrei qui nel principio distendermi lungamente sopra le emulazioni, le invidie, le censure acerbe, le calunnie, le parzialità, le pratiche e i maneggi occulti e palesi contro la tua riputazione, e gli altri infiniti ostacoli che la malignità degli uomini ti opporrà nel cammino che hai cominciato. I quali ostacoli, sempre malagevolissimi a superare, spesso insuperabili, fanno che più di uno scrittore, non solo in vita, ma eziandio dopo la morte, è frodato al tutto dell’onore che se gli dee. Perché, vissuto senza fama per l’odio o l’invidia altrui, morto si rimane nell’oscurità per dimenticanza; potendo difficilmente avvenire che la gloria d’alcuno nasca o risorga in tempo che, fuori delle carte per sé immobili e mute, nessuna cosa ne ha cura. Ma le difficoltà che nascono dalla malizia degli uomini, essendone stato scritto abbondantemente da molti, ai quali potrai ricorrere, intendo di lasciarle da parte. Né anche ho in animo di narrare quegl’impedimenti che hanno origine dalla fortuna propria dello scrittore, ed eziandio dal semplice caso, o da leggerissime cagioni: i quali non di rado fanno che alcuni scritti degni di somma lode, e frutto di sudori infiniti, sono perpetuamente esclusi dalla celebrità, o stati pure in luce per breve tempo, cadono e si dileguano interamente dalla memoria degli uomini; dove che altri scritti o inferiori di pregio, o non superiori a quelli, vengono e si conservano in grande onore. Io ti vo’ solamente esporre le difficoltà e gl’impacci che senza intervento di malvagità umana, contrastano gagliardamente il premio della gloria, non all’uno o all’altro fuor dell’usato, ma per l’ordinario, alla maggior parte degli scrittori grandi.[…] In vero io mi persuado che l’altezza della stima e della riverenza verso gli scrittori sommi, provenga comunemente, in quelli eziandio che li leggono e trattano, piuttosto da consuetudine ciecamente abbracciata, che da giudizio proprio e dal conoscere in quelli per veruna guisa un merito tale. E mi ricordo del tempo della mia giovinezza; quando io leggendo i poemi di Virgilio con piena libertà di giudizio da una parte, e nessuna cura dell’autorità degli altri, il che non è comune a molti; e dall’altra parte con imperizia consueta a quell’età, ma forse non maggiore di quella che in moltissimi lettori è perpetua; ricusava fra me stesso di concorrere nella sentenza universale; non discoprendo in Virgilio molto maggiori virtù che nei poeti mediocri. “

La prima riflessione di Parini sembra quello che qualsiasi buon maestro dice al proprio discepolo: per raggiungere la gloria non è sufficiente scrivere un’opera perfetta. Le invidie e i lati negativi dell’animo umano la potranno affossare in qualsiasi momento lasciandola lettera morta per il futuro.

L’aspetto più stuzzicante di questo ragionamento sta nella parte finale quando si discute della storicità e della qualità. Quando un’opera è considerata storicamente come un capolavoro non c’è possibilità alcuna di contraddire questa asserzione limitando di fatto la libertà critica di ogni uomo o donna che si misurerà con quel testo. Ma siamo sicuri che la storia ci ha tramandato le cose migliori?

La seconda riflessione, ed il possibile freno legato alla scalata alla gloria, è dettato dalla capacità dei lettori di leggere le pagine scritte. Il destino di un libro è legato intrinsecamente allo stato d’animo del lettore. Se questi è mal disposto il giudizio sarà irrimediabilmente negativo.

La capacità di apprezzamento di un’opera scema con l’avanzare dell’età. I giovani sarebbero più predisposti alla lettura, ma il loro atteggiamento impulsivo e irrazionale ne pregiudica la capacità di valutazione. Altro elemento che influenza negativamente è la città dove si concentrano gran parte delle opere dell’ingegno. La vita cittadina dominata dal rumore e dalla fretta non crea i presupposti ideali per poter apprezzare. E’ quindi più facile trovare un lettore più attento nelle cittadine di provincia che nelle metropoli.

Le opere vicine alla perfezione possono essere apprezzate solo ad una seconda rilettura che in ogni caso non viene riservata agli autori contemporanei ai quali risulta superfluo scrivere opere che non saranno mai degne dell’attenzione riservata ai classici.

Una serie di appunti condivisibili che sorprendono per la loro freschezza.

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