Le scene salutano Glauco Mauri
Lascia un commento29 settembre 2024 di vincenzosardiello
A poche ore dalla morte del Maestro Glauco Mauri, mi sono tornati alla mente due incontri fugaci che ricordo come un grande privilegio.
Il primo risale a circa 20 anni fa. Era di scena con il suo “Delitto e castigo”. Chiuso il sipario e spenti gli applausi, lo attesi per fare dei complimenti scontati e, probabilmente, privi di rilevanza per un artista che nella sua carriera aveva già calcato i palcoscenici più importanti d’Italia. Ricordo la mia goffaggine, dettata anche da un puro timore reverenziale, ed un mezzo inchino che lui rifiutò con fermezza. Ricordo una lunga stretta di mano e un ringraziamento sincero per esserci stato. Dopo alcuni minuti in cui si parlò di teatro, pubblico e testi, chiesi se avesse in animo di riportare in scena L’ultimo nastro di Krapp. La sua risposta fu per me spiazzante: non è più il tempo di Krapp.
La sua affermazione, accompagnata da un gesto teatrale che ho sin da subito considerato un regalo personale, mi soprese. Ma ciò che mi lasciò perplesso allora, è chiaro a tutti oggi. La nostra società, sospesa in un presentismo privo di ardori, non può vivere il senso del rimpianto e del dolore. Mauri lo aveva compreso prima di sociologi, poeti e scrittori.
Il secondo incontro è più recente e risale al 22 novembre 2019 a Francavilla Fontana. Nel progettare la stagione teatrale di quell’anno mi permisi di suggerire al Sindaco Antonello Denuzzo e all’assessora alla cultura Maria Angelotti di non lasciarsi sfuggire lo spettacolo di Mauri-Sturno che portavano in scena “Finale di partita”. Fu una serata eccezionale. Le parole di Beckett ed il senso profondo di quell’assurdo riecheggiarono nella sala colpendo gli spettatori che reagirono nelle maniere più diverse. Mauri e Sturno lo sapevano e accettavano, seppur con dispiacere, gli abbandoni. Quello che probabilmente contava per loro era parlare a chi era disposto all’ascolto. Rimasi estasiato, sia per la loro interpretazione che per le parole del testo che mi si svelò sotto una nuova luce.
Terminato lo spettacolo, attesi il maestro. Ma questa volta non si presentò. Sorretto da Sturno, altro grandissimo del nostro teatro che ci ha lasciato troppo presto, decise di uscire dal teatro senza salutare il pubblico. Non mi persi d’animo e ricordo di averlo letteralmente rincorso. Quando lo chiamai per una stretta di mano ricordo che si voltò sorpreso. Forse non si aspettava che qualcuno in quel teatro di provincia arrivasse a tanto. Lo vidi poggiarsi sul suo bastone. Era molto provato, ma mi sorrise. Non ci furono scambi di parole, ma solo un grazie da parte mia per averci regalato qualcosa di speciale. Seguì una lunga e vigorosa stretta di mano. Il tutto è durato solo pochi istanti, ma sono felice di aver potuto dire il mio grazie. Probabilmente per lui irrilevante, ma per me fondamentale.
Oggi è difficile pensare al teatro e alle scene senza Glauco Mauri. Lui riuscì a parlare al pubblico anche durante il periodo più difficile della pandemia regalando, insieme al suo compagno di viaggio Roberto Sturno, alcuni preziosi brani della cultura teatrale europea nella splendida trasmissione di Massini andata in onda su Rai3 durante la chiusura dei teatri.
Anche nel giorno più triste, quello del distacco, voglio esprimere al Maestro la mia gratitudine, probabilmente irrilevante, ma l’unico omaggio sincero che è possibile rivolgere a uno dei giganti del nostro teatro che continuerà a vivere nelle parole dei personaggi che ha interpretato.
Mi piace immaginare che ora, insieme a Roberto Sturno, è già al lavoro per un nuovo spettacolo. Forse oggi abbiamo bisogno come non mai del ritorno del suo Krapp.
Addio maestro, ci rivediamo in scena.
