LORO 2

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17 maggio 2018 di vincenzosardiello

LETTURA 1 – La superficie delle cose

Dopo i corpi perfetti, la voglia di emergere a tutti i costi, gli eccessi e lo sfarzo di plastica del primo capitolo, con Loro 2, secondo atto del film di Sorrentino, si torna in zona di comfort con una azione più lenta e contornata da lunghi silenzi interrotti dal frastuono del mondo di fuori che entra in questo eden.

Scopriamo così un Silvio Berlusconi, interpretato in maniera superlativa da un immenso Toni Servillo, sopraffatto dal tempo che scorre inesorabilmente e che lo costringe a fare i conti con la paura di essere superfluo.

Lo scopriamo fragile nell’abbandono di Veronica, prigioniero di un consenso che sente di non avere più, terrorizzato dall’idea di non essere più lui e quasi rassegnato di fronte alla domanda di una giovinetta su cosa accadrà dopo.

Sono paure ataviche che riguardano ognuno di noi. Ma, mentre noi cerchiamo di superare le insicurezze guardandoci intorno e cercando la forza di andare avanti dal positivo che ci circonda, il Silvio di Sorrentino rifugge all’idea di trovare nell’altro risposte ed utilizza l’unico strumento che conosce: il denaro.

Le ragazze, i lacchè, gli sfruttatori e persino i senatori che acquisisce per far cadere il governo e che si aggirano intorno a lui come avvoltoi, diventano un’opportunità per distrarsi dal sommo timore che appartiene agli esseri umani: la morte. Silvio sembra vincere per il momento, ma in realtà il problema è solo rinviato.

A noi spettatori non resta altro che sperare in un miracolo e nella bellezza che emerge persino dalle macerie della distruzione.

 

LETTURA 2 – La caverna secondo Paolo

Il cinema di Paolo Sorrentino e Umberto Contarello, al di là delle apparenze e delle storie raccontate, sembra essere il figlio legittimo del mito della caverna.

Loro è un film molto complesso che paga forse eccessivamente il riferimento ad un politico ancora in attività e che è stato l’emblema della polarizzazione politica post tangentopoli. La scelta, però, non è casuale o frutto di un errore di valutazione. Per raggiungere l’obiettivo occorreva trovare un personaggio di questa portata che fosse familiare allo spettatore che non doveva trovarsi al cinema a guardare un estraneo con cui familiarizzare.

I prigionieri, metaforicamente incatenati alle poltrone del cinema e costretti a convivere con le immagini e i racconti televisivi, siamo noi spettatori che nella prima parte del film abbiamo osservato le immagini degli spregiudicati e viziosi che si muovevano sicuri di raggiungere l’obiettivo, Lui.

Per l’intera durata di Loro 1, qualsiasi spettatore ha visto in quei corpi nudi che si contorcevano intorno ad un palo, nella spregiudicatezza imprenditoriale di qualche giovane rampante o nei politici senza dignità, quello spirito del tempo chiamato berlusconismo. Loro sono così perché seguono un modello di ispirazione, un idolo, un sogno. Perché vogliono diventare come lui.

Ad un certo punto, però, Paolo Sorrentino si libera da questa prigionia e ci mostra il vero volto del capo, cioè di colui che pensavamo il motore immobile dell’azione di Loro 1 e ci mostra il suo vero volto e la sua fragile umanità.

Così all’improvviso in quelle rughe stirate, nelle improponibili acconciature e nelle frasi lapidarie, possiamo serenamente rispecchiarci tutti e trovare come, anche nel pieno del potere e del possesso, tutti gli uomini si ritrovano da soli a contemplare le proprie paure.

La sensazione è spiazzante e all’improvviso ci ritroviamo a fare i conti con la nostra mediocrità e meschinità nella convinzione che le nostre azioni dipendano sempre da qualcosa o qualcuno al di fuori di noi. Da ciò è afflitto anche LUI che cerca disperatamente di conoscere l’identità di questa figura quasi metafisica soprannominata Dio.

Quando sembra che non possa esistere nulla che possa lenire questo sottile ma costante male di vivere arriva l’imprevisto: il terremoto.

Di fronte allo sgretolarsi di ciò che sembra solido, l’uomo ritrova all’improvviso il senso dell’esistenza rappresentato da un cristo salvato dalle macerie e, mentre si sentono le onde del mare di un eden meraviglioso e lontanissimo, simbolo di un potere sempre più estraneo, la telecamera indugia sui volti stanchi e sfatti di chi sta mettendo in gioco la propria vita per consentire agli altri di vivere.

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