NON E’ ADESSO – NA’ JE’ M’ DI DANIELE SEMERARO

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18 settembre 2015 di vincenzosardiello

copNon è adesso – Na’ jè m’ è il romanzo con il quale Daniele Semeraro si è aggiudicato la Giara di Bronzo nel concorso letterario promosso dalla RAI.

Una scrittura di grande qualità e spessore, pervasa di sensualità e viva conoscenza del contesto che racconta senza cedere mai allo psicologismo. Ed è proprio la narrazione di questo tessuto sociale agricolo e mitico la forza di questo romanzo che riesce a restituirci un Sud arcaico ancorato alla terra, nonostante il processo di industrializzazione che avanza nel paese.

Un giudizio ampiamente condivisibile quello espresso dalla giuria del concorso che, tuttavia, nel suo estremo sforzo di sintesi circoscrive eccessivamente la portata dell’opera.

Semeraro apre una finestra su una pagina buia della sua vita, un po’ come fa la sua famiglia in apertura del libro con la casa di campagna nel giorno di Pasquetta, e lascia entrare finalmente la luce del sole sul non detto dell’esistenza quotidiana e toglie la polvere dai suoi ricordi. Il risultato è una narrazione catartica capace di trasmettere emozioni al lettore dalla prima all’ultima riga.

La pagina buia a cui si fa riferimento abbraccia un pezzo della vita dell’autore, allora adolescente, che si misura, nel profondo sud, con la patologia depressiva del padre assumendosi sulle sue esili spalle il compito di proteggerlo.

Un tentativo fatto con gli occhi e con gli strumenti di un ragazzino che, evidentemente, non ha un fisico ed uno spirito sufficientemente forte per comprendere la complessità di ciò che accade intorno a lui. In realtà nessuno può aiutare Pasquale.

Padre e figlio sono divisi da una cortina invisibile che rende le loro esistenze incompatibili.

Da una parte troviamo un adolescente dell’inizio degli anni ’90 con una grande voglia di vivere e che si affaccia verso il mondo con tante aspettative per il futuro riempiendo le sue giornate, immerso nella rassicurante calura della campagna martinese, tra giochi e sano divertimento, dall’altra troviamo un genitore che ha rinunciato alla giovinezza per trovare lavoro a nord, precisamente a Torino. La presenza costante dei figli non fa altro che sottolineare e acuire il senso di mancanza che Pasquale sente di avere verso il suo passato.

Non possono aiutarlo neanche i nonni, perché le generazioni di quei figli e quei padri hanno fatto scelte differenti e, mentre i primi hanno scelto di partire per realizzarsi, i secondi si sono abbandonati ai ritmi della natura subendone le bizzarrie e imparando a convivere con i tempi biologici. Uno scontro, una frattura, che evidenzia aspettative legittime e illegittime e sottolinea le aspettative disattese per una vita differente in cui, alla fine dei conti, non si è riusciti neanche ad essere degli autentici padri di famiglia secondo quelle che sono le prescrizioni della tradizione.

La famiglia che si ricompone è geneticamente modificata. Le leggi della storia non sono più accettate e subite come verità assolute, si cerca un appiglio per sfuggire, ma non c’è scampo. Le uniche che cercano instancabilmente di ricucire e ricomporre ciò che sta andando in frantumi sono le donne, in questo caso la mamma, la nonna, le zie, che cercano di rendere tutto liscio e di eliminare ogni forma di attrito causa di malessere.

Tra tratturi, rito delle conserve, partite a calcio e interminabili corse in bicicletta si consuma l’adolescenza di Daniele, Turbo per i compagni di squadra, e l’esistenza semplice di una famiglia che fatica ad arrivare alla fine del mese e combatte la sua battaglia quotidiana per sopravvivere.

Intanto in Italia arrivano Tangentopoli e le stragi. Il mondo però non sembra avere a cuore le sorti degli umili che vivono il dramma in una disperata e angosciante solitudine che è solo il preambolo di una inevitabile tragedia.

Alla fine dell’estate arriva l’autunno ed anche per la famiglia di Daniele è giunto il momento di fare ritorno alla propria quotidianità, questa volta però in maniera diversa. I corpi sono provati dagli anni e lo spirito piegato in due dal dolore.

Un dolore intimo che, per pudore, si tende a non esternare ma che ci viene restituito, in tutta la sua forza dirompente, da un figlio che sente un profondo senso di colpa per non essere riuscito a salvare il proprio padre da se stesso.

Un libro da leggere che non può mancare nelle librerie delle nostre case.

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